Bimbi in spalla

Mamma dove andiamo domenica?

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Rifugio Maison Vielle

Il rifugio La Maison Vieille è raggiungibile a piedi da Dolonne in circa 2 ore, dal Pré de Pascal in Val Veny, in circa 45 minuti e dal Rifugio Monte Bianco anch'esso in Val Veny, in circa 30 minuti. Oppure servendosi della funivia Courmayeur e della seggiovia Maison Vieille, aperte durante i mesi di luglio e agosto.

Oppure ovetti da Dolonne e poi con una bella salita di 1ora all'ombra dei pini.

Rifugio Mont Fallere Vetan (Ao)

Da Aosta, proseguendo lungo l’autostrada A5 per il M. Bianco, uscire al primo casello, Aosta Ovest – Saint Pierre. Usciti dal casello prendere direzione Aosta centro. dopo 500 m al semaforo, svoltare a sinistra per Saint Pierre.Sotto il castello di Saint Pierre svoltare a destra per Saint Nicolas. Proseguire per 8 km in salita panoramica, sino a Saint Nicolas. Proseguire per 7 km circa, fino alla frazione di Vetan.Il percorso a piedi per il rifugio parte nelle vicinanze del Hotel – ristorante Notre Maison. all’Hotel Notre Maison, a quota 1800m. inizia il sentiero n.13 in direzione Rifugio Mont Fallére (circa 4,5km). Seguire la segnaletica. Nella prima parte senza dislivelli importanti, il sentiero passa in prossimità dell’alpeggio di Thoules. E continua in modo pianeggiante fino all’imbocco del vallone di Loe. Da qui il sentiero inizia a salire lungo il crestone che porta alla strada poderale. Si continua sulla sterrata fino in prossimità del rifugio. Oltre al bellissimo panorama, in questo ultimo tratto si possono ammirare numerose sculture lignee che vi accompagneranno sino al rifugio a quota 2385m, in loc.Les Crottes nelle vicinanze del caratteristico Lac des grenouilles.

Rifugio Benevolo Val di Rhemes (Ao)

Ci troviamo nel graziosissimo borgo di Rhêmes Notre Dame.Il sentiero parte dall’ingresso del villaggio di Thumel. Pochi passi sulla sterrata e arriviamo ad un alpeggio dove si ha la possibilità di acquistare la buonissima fontina valdostana al prezzo di 10,00 € al chilo. A sinistra (palina indicatrice – segnavia 13) parte la mulattiera che porta al rifugio Benevolo (2287 m). Salendo la sinistra orografica del vallone dopo pochi minuti arriviamo ad un corto pianoro dove è ubicata una ex caserma della Guardia di Finanza (fontana).Il percorso prosegue in dolce salita aggirando, poco più avanti, alcuni roccioni; sali-scendi ci portano poi a scavalcare un torrentino che scende da destra. Più avanti si costeggia il bordo di una forra che fa da imbuto ad una copiosa cascata. Con vista spettacolare sulla Granta Parey (3387 m), tra fiori, arbusti, rododendri e qualche larice, si procede costeggiando per un po’ la Dora di Rhêmes.Un semicerchio ci porta in vista del Rifugio Benevolo che scorgiamo su un panoramico poggio verso sinistra. Piegando ora leggermente verso destra, andiamo a raggiungere la sterrata che da Thumel sale al rifugio. Dopo averne percorso un tratto di circa duecento metri, una ripida scoriatoia sulla destra taglia numerosi tornanti portandoci sotto il dosso del rifugio Federico Benevolo.

Ancora un piccolo taglio sui prati ed eccoci arrivati.

Lago d'Arpy Morgex (Ao)

Non troppo lontano dal Colle San Carlo, e più precisamente nel vallone d’Arpy all’interno del territorio comunale di Morgex (Aosta), si trova il meraviglioso Lago di Arpy, uno specchio d’acqua di origine glaciale inserito in un bellissimo contesto alpino.

Lago di Arpy è raggiungibile tramite un sentiero che attraversa i boschi in appena 45 minuti. Qui, a 2.066 metri di altezza, in una splendida conca racchiusa tra il Monte Charvel e la Becca Poignenta a sinistra del Monte Colmet, si trova questo affascinante specchio d’acqua. Il lago è alimentato dall’emissario del lago di Pietra Rossa. Camminando intorno al lago potrete ammirare lo spettacolo offerto delle Grandes Jorasses, cime che fanno parte della catena del Monte Bianco. Sulla sua destra potrete invece osservare il Monte della Croce dalla cui cima, tra l’altro, si gode di un bellissimo panorama su La Thuile.

Nelle sue acque, le cui sfumature vanno dal marrone al verde e celeste, vivono le trote e una rara specie di anfibio, il tritone alpino (Triturus Alpestris). Il laghetto di Arpy, incastonato in questo bellissimo paesaggio alpino al cospetto delle Grandes Jorasses, è l’ideale per una tranquilla passeggiata alla portata di tutti che si snoda nei boschi di larici del Vallone di Arpy. Partendo dal parcheggio del bar-hotel Genzianella, posto al Colle a quota 1950 metri, potrete arrivare al lago a piedi o in mountain-bike attraversando il sentiero immersi nella natura incontaminata.

 

Rifugio Invincibili Bobbio Pellice (To)

Si trova a soli 60 km da Torino, l’accesso è comodo e veloce. Dall’ultimo parcheggio presso la borgata Bessè, una facile e piacevole passeggiata nei boschi vi condurrà in meno di un’ora al nostro rifugio.

Dalla tangenziale sud di Torino prendere l'autostrada per Pinerolo, e al suo termine la s.p. 161 della Val Pellice. Superata Torre Pellice si giunge a Villar e si prosegue per Bobbio. Al ponte sul torrente Subiasc che precede l'abitato, imboccare la stradina asfaltata, a dx, che con qualche tornante, dopo circa 3 km, giunge a Bessè. Lasciata la borgata sulla destra si prosegue fin quasi al termine dell'asfalto dove si può parcheggiare in due piccole piazzole.

È la via d’accesso più breve e più comoda: si tratta di una piacevole e facile passeggiata su strada sterrata vietata al transito di autoveicoli. I boschi di latifoglie, dapprima castagni e querce poi faggi e betulle, ci regalano un’ombra rinfrescante d’estate, lasciando invece passare i caldi raggi solari nei mesi invernali. Si può percorrere in mountain bike (ciclabilità 100% anche in salita) e, nei periodi nevosi, è ideale in racchette da neve o con gli sci da scialpinismo, anche in considerazione del fatto che il percorso non presenta alcun rischio di valanghe e che la pista è normalmente battuta. Descrizione Dai due piccoli parcheggi posti ai lati della strada asfaltata, poco oltre la bacheca del Centro Culturale Valdese, tralasciata a sinistra la mulattiera per Barma d’Aout, proseguire per la pista agro-silvo-pastorale dell’Alpe Caougis, asfaltata ancora per un centinaio di metri. La si segue, senza possibilità di errore fino al rifugio, toccando le case abbandonate degli Alì 1148m, del Bars 1210m e quelle ristrutturate del Cargiau 1260m.

dislivello: 316m

lunghezzat: km 2,700

difficoltà: T (turistico)

orario: h 0.50

segnavia: bianco e rosso

periodo consigliato: tutto l’anno

Rifugio Barbara Lowrie Bobbio Pellice (To)

Questo è il rifugio Barbara in Val Pellice. Un paradiso....raggiungibile in auto! Situato a pochi km da Bobbio Pellice in località Pis della Rossa, nella valle dei Carbonieri, il rifugio è collocato in un posto splendido dove poter passare una o più giornate con la famiglia o gli amici in mezzo alla natura. Raggiungibile con l'automobile è il luogo perfetto se si hanno bambini piccoli che possono giocare e tranquillamente nei prati attorno al rifugio o come punto di appoggio per praticare trekking, arrampicata-bouldering e bici escursionismo. Il rifugio offre servizio bar, ristorante con prodotti tipici ed pernottamente con 24 posti letto in camere da 2/3 posti o in camerata comune. Da Torino: ​ Autostrada A55 in direzione "Pinerolo-Sestriere", in prossimità di Pinerolo prendere la diramazione per Sr23 "Cuneo-Val Pellice". Seguire per Val Pellice. Superare la città di "Torre Pellice" e "Villar Pellice". Circa 1km prima di Bobbio Pellice sulla sinistra seguire indicazioni e strada in salita per Rifugio Barbara - Comba dei Carbonieri. (Dove si vede una fermata dell'autobus con ampi prati). Risalire la valle fino al rifugio dove termina la strada.

Rifugio Santa Pulenta Locana (To)

Rifugio Alpino di bassa quota (1.363) raggiungibile a piedi in 30 minuti dalla strada principale (frazione Porcili, 15 minuti in macchina da Locana-To), o in 10 minuti col fuoristrada. Cucina di montagna, curata, sana e gustosa, piatto forte ovviamente la polenta in tutte le sue forme.Paesaggio da favola in vecchia borgata Cambrelle abbandonata. Passeggiate verso il Lago di Boiret e quello di Prato Fiorito. Fauna e flora da vedere. Ai margini del Parco del Gran Paradiso, si apre il vallone silenzioso di Cambrelle, luogo a molti sconosciuto, riparato dai venti e battuto dal sole. Entrando in Locana (provenendo da Pont Canavese), sulla sinistra, un ponte scavalca il fiume Orco e prosegue con una strada asfaltata che porta agli impianti sciistici della Cialma. Appena oltrepassata la località Porcili, 1210 metri, in prossimità di un tornante (dove c’è la possibilità di parcheggiare l’auto), una capannina in legno, posta all’imbocco della pista agro-silvo-pastorale, riporta la cartografia della zona ed indica i tracciati principali. La pista si inoltra nel vallone, con qualche saliscendi, costeggiando ombrosi boschi di castagni e faggi. Tutt’intorno è evidente il segno dell’antropizzazione verticale effettuata dall’uomo nell’arco dei secoli: la montagna è stata modellata per far spazio a pascoli e campi, le borgate che si incontrano raccontano di storie fatte di sudore e fatica che si perdono nella notte dei tempi.Al fondo dell’ombroso vallone scorre spumeggiante il rio Cambrelle; nato dal lago Boiret (2.254 metri), la pista raggiunge in 40 minuti di cammino l’abitato ormai abbandonato di Cambrelle (1.363 metri), dove oggi sorge proprio nel suo cuore il Rifugio Alpino “Santa Pulenta”. Proprio difronte, in una posizione dominante e molto panoramica, sorge il santuario consacrato a San Vito (recentemente ristrutturato), all’interno le icone appese alle pareti testimoniano le grazie del santo, la devozione e l’umile fede dell’uomo della montagna.Cambrelle, all’inizio del 1900, contava circa 150 di abitanti; poi il lento ed inarrestabile esodo dalla montagna ha fatto sì che negli anni ’50 il paese fosse completamente abbandonato. La frazione tornava a rivivere ogni anno agli inizi di Agosto per la festa di San Vito, ed oggi grida alla rinascita grazie alla ristrutturazione di una delle sue case storiche, trasformata in rifugio alpino dalla famiglia di Ennio Cappelletti: Ennio, la moglie Giorgia, i figli Gregory, Miriam, Leonardo, Lisa Marie e Jonathan.

Terre ballerine Montalto Dora

Non lontano da Ivrea, sulla strada per Aosta, e più precisamente nei pressi del piccolo bosco di Montalto Dora si trova un luogo davvero curioso dove il terreno e le piante sembrano danzare tanto da essere soprannominate “Terre Ballerine”.

Tra il Lago Sirio e il Lago Pistono, un tempo c’era un terzo lago, oramai scomparso: il Lago Coniglio. Per raggiungere il punto in cui si trovava si deve attraversare un bosco e qui ci si imbatte in uno strano fenomeno che prende il nome di “terre ballerine”.

L’itinerario per raggiungere questo luogo insolito segue un bellissimo percorso circolare, che dura poco più di un’ora. Durante la passeggiata si passa sopra le rive meridionali del Lago Pistone, da dove è possibile osservare il bellissimo Castello di Montalto Dora dominare dall’alto del Monte Crovero e che si rispecchia nelle acque del lago.Ma queste “Terre” sono davvero “Ballerine”? Eh sì, sono un vero e proprio tappeto elastico, provare per credere! Divertitevi a cercare le macchie di terreno scuro dove il fenomeno è più evidente e poi saltellateci sopra per provare l’effetto elastico di questo suolo particolare: gli alberi intorno a voi si piegheranno al ritmo dei vostri saltelli. Siete, infatti, sopra ad una torbiera, ovvero ciò che rimane del Lago Coniglio, un lago sul cui fondo si accumulò una gran quantità di materiale organico che, in condizioni di clima rigido e assenza di ossigeno, non fece in tempo a decomporsi trasformandosi per l’appunto, in torba, uno dei più antichi e diffusi combustibili

Si può parcheggiare  alla Diga del Lago Pistono, ma potete seguire un itinerario più consono che parte dal Municipio di Montalto Dora, passa per la chiesetta di San Rocco e prosegue verso il Lago Pistono, regalandovi suggestivi scorci del Castello di Montalto. L’itinerario è ben segnalato da paline che vi guideranno lungo tutto l’anello del Lago Pistono, con informazioni sulla fauna e sulla vegetazione. Le Terre Ballerine sono situate a sud-est del lago, verso l’itinerario per il Lago Sirio. Sono consigliate scarpe da escursionismo ma l’itinerario non presenta difficoltà e può essere percorso anche dai bambini.

 

Lago delle libellule Rialto (Sv)

Da Genova: uscite al casello di Finale Ligure dell’autostrada (A10). Poco prima del paese, seguite le indicazioni per Calice Ligure e, successivamente, per Rialto. La destinazione da impostare sul navigatore è, comunque, l’Agribike Camping, perché da lì occorre passare per accedere, in sicurezza, al sito delle cascata. Il campeggio non è dotato di posteggio, ci sono alcuni posti auto nella piazza del paesino, poche centinaia di metri prima o qualche decina di metri dopo, lungo la salita. L’accesso è interdetto dal 1° Ottobre al 30 Aprile, per ragioni di sicurezza.

Pagato – giustamente – l’obolo di 1 euro al gestore del camping quale contributo per il mantenimento della pulizia e dell’accessibilità al sentiero che conduce alle cascate, il nostro invito è quello di prendere visione delle regole da seguire nell’area: non si può fare rumore in eccesso, non si devono catturare gli insetti, si può fare il bagno ma non sporcare l’acqua con shampoo e saponi, non si possono lasciare rifiuti. In pochi minuti giungerete al ruscello, risalendo il quale, grazie a un’onda azzurra stilizzata, che troverete su alcune rocce, giungerete alla cascata.

 

Laghi della Tina Arenzano(Ge)

casello di Arenzano dell’autostrada A10 Genova – Ventimiglia. Alla rotatoria, proseguire in direzione Savona. Giunti in cima alla salita, dopo circa 100-150 metri, svoltare a destra verso l’Ospedale della Colletta e continuare fino alla località Terralba. Dopo la farmacia di Terralba, prendere a sinistra, in salita, in direzione Agueta e salire fino a raggiungere il ristorante Agriturismo Agueta du Sciria. Parcheggiare e proseguire a piedi. Il sentiero inizia 50 metri dopo il ristorante, è una strada sterrata lievemente in salita, posta sulla sinistra della strada.

La strada si snoda dolcemente lungo le pendici dei monti sovrastanti, fino ad arrivare, dopo circa 20 minuti di cammino. Al Passo Gua. Qui potete sostare qualche minuto e proseguire verso il lago, anche se esiste un altro percorso per raggiungere il lago: a sinistra si va attraverso il percorso diretto (circa 35 minuti), a destra si raggiunge comunque la destinazione, ma con un giro più lungo.Il sentiero prosegue, a tratti immerso nel verde, con un percorso interamente pianeggiante. Il dislivello, infatti, al termine, sarà di appena 160 metri. Troverete poi sulla sinistra una breve deviazione – che vi consigliamo di prendere – per l’Area del Castagno: porta ad una piccola area, immersa nel fresco del sottostante castagneto, dove, accanto ad un tavolo da picnic, troverete un castagno gigante, il cui diametro della base è stato misurato in 3,40 metri! Avendo energie da spendere, potete proseguire la discesa fino ad arrivare ad ammirare il Ponte Negrone (circa 20 minuti, ma occorre mettere in conto anche 20 minuti di risalita).Proseguite, facendo attenzione ai tratti scoperti a valle, in questo punto molto presenti, fino ad arrivare, finalmente, in vista del Lago della Tina. In realtà sono 3 ma il più bello è quello posto più in alto.

Giro dei forti di Genova

Ferrovia Genova Casella I Forti di Genova Partenza: Stazione Campi Percorrenza: 4 ore circa Dislivello: 400 metri Attrezzatura: Scarpe da trekking Alle spalle della città si trova un incredibile sistema di mura e fortificazioni immerso in un contesto naturale quasi incontaminato e di innegabile bellezza. I baluardi della cinta di Genova sorgono imponenti tra questi pendii soleggiati. Il Diamante sul monte omonimo, sede di sanguinose battaglie tra Austriaci e Francesi; i due Fratelli, il Maggiore e il Minore, così chiamati per la differenza di altitudine e dimensione; Il Puin, in genovese “padrino” che sembra vegliare sui due Fratelli e lo Sperone, il più imponente della linea fortificata. Dalla stazione di Campi, si risale a piedi lungo il crinale spartiacque fino al Forte Diamante in circa 30 minuti. Da Forte Diamante si può percorrere, tornando verso Genova, l’intero giro dei forti: incontrando le rovine del Fratello Maggiore, purtroppo demolito alla fine degli anni Trenta per far posto a postazioni antiaeree, si procede lungo un sentiero che porta al Fratello Minore, in posizione dominante sulla Val Polcevera. Proseguendo dal Fratello Maggiore, il successivo incontro è con Forte Puin, edificato in epoca contemporanea ai due Fratelli (XVIII secolo) e costituito da una torre a base quadrata, circondata da bastioni a forma di stella. E’ il più piccolo dei forti genovesi e nel 1963 fu dato in concessione ad un privato che lo restaurò, utilizzandolo per anni come abitazione privata. Proseguendo verso Forte Sperone e Forte Castellaccio, si può quindi raggiungere la Funicolare del Righi

Da Forte Diamante o dal Fratello Minore si può ridiscendere a Campi per il viaggio di ritorno a Genova oppure per la prosecuzione della gita verso Casella

 

Utilizzando la ferrovia storica Genova campi potrete raggiungere varie mete e varie escursioni tra cui la partenza per il giro dei forti.

https://www.ferroviagenovacasella.it/geca/percorso-e-passeggiate/

Rifugio Terzo Alpini Valle stretta Bardonecchia

 Il Terzo Alpini è un rifugio situato in Valle Stretta, a 1780 m.s.l. a Valle Stretta è nel dipartimento delle Hautes-Alpes, tra Bardonecchia (Italia) e Briancon (Francia). Fa parte del comune di Nevache ed è zona protetta. In ogni stagione la valle è luogo ideale per la pratica di numerose attività sportive quali : lo scialpinismo, sci di fondo e racchette, trekking a piedi e a cavallo, mountain-bike, e arrampicata sulle magnifiche vie della "Parete dei Militi"… Accessibile a piedi da Nevache, Modane e Bardonecchia in estate ma anche in auto a poca strada dal rifugio (vedere piano d’accesso). In inverno è accessibile solo con gli sci da fondo, alpinismo oppure a piedi…

Alpe Devero (VB)

L’Alpe Devero si raggiunge da sud seguendo l’autostrada A26 Volti-Gravellona Toce sino a Gravellona. Quindi si prosegue seguendo il nuovo tracciato della statale 36 del Sempione, passando Domodossola, sino all'uscita per Crodo. Si esce dalla statale, seguendo per Baceno/Val Formazza, e arrivati nel centro di Baceno si prende la strada comunale (7Km) che sale a Devero. L'accesso all'Alpe è interdetto alle auto private che vanno lasciate nel parcheggio a pagamento sottostante.

D'estate l'Alpe Devero è il punto di partenza per innumerevoli passeggiate e gite adatte a ogni escursionista. Bastano pochi minuti di cammino per immergersi nei boschi e nei pascoli che circondano l'Alpe Devero.

Larici, abeti, torrenti, laghi, rocce e cielo. La natura la fa da padrona all'Alpe Devero. In ogni stagione è possibile conoscere e apprezzare lo spettacolo che la natura offre a chi visita l’Alpe. In estate il verde dei prati, i colori dei fiori, il blu e il verde dei laghi, il rosso dei tramonti sono le tinte della stagione. A farvi compagnia le marmotte, i camosci, le aquile e se siete fortunati anche il rarissimo gipeto. Nei verdissimi pascoli degli alpeggi i casari producono eccellenti formaggi, oltre a burro, ricotta e, ovviamente, il fantastico latte. Tutti prodotti di altissima qualità, ottenuti con tecniche che sono tramandate da padre a figlio da diverse generazioni. In inverno la pace del bianco avvolge tutta l'Alpe. Nella stagione del letargo è possibile apprezzare i candidi paesaggi, i raggi del sole che filtrano fra le nubi, i laghi e le cascate ghiacciate. Insomma 365 giorni all'anno all'Alpe Devero si è davvero a contatto con la natura.

Rifugio Geat Val Gravio

da San Giorio con carrozzabile fino a Città fraz. Adret poi su sentiero in ore 1. Dalla borgata Adret 1.120 m (parcheggio) imboccare una larga mulattiera selciata (segnavia 512) che si inoltra fra le case e sale ripida in un bosco di castagni sulle pendici orientali della punta dell’Adret. Poco più avanti si fa pianeggiante toccando alcune costruzioni fra le quali le Case Passet dove si incrocia il sentiero dei Franchi. Lasciata a destra la deviazione per Cortavetto e Travers a Mont si raggiunge un punto panoramico dove è visibile tutto il Vallone del Gravio, dominato dal Villano e dal Rocciavrè. Continuare a leggeri saliscendi sulla bella mulattiera e con un’ultima breve salita si arriva al rifugio.

Rifugio Ferraro VdA

accesso: Sì risale in auto tutta la valle di Ayas , attraverso la strada regionale 45 , si parcheggia poi nell'ultimo abitato della valle la frazione Saint Jacques.

descrizione itinerario: Spettacolare itinerario che consente di scoprire le meraviglie dell'alta valle d 'Ayas, ponendosi al cospetto dell'imponente presenza del Monte Rosa. Lasciata l'auto presso l'abitato in pratico parcheggio, si segue la stradina dietro la chiesa. Dopo poche centinaia di metri l'asfalto termina ed incomincia il ripido ma suggestivo sentiero che conduce al rif.Ferraro. Si guadagna rapidamente quota, passando tra boschi di larici e sempreverdi, si superano le baite di Raccard, mentre ai nostri piedi osserviamo il fondovalle rimpicciolirsi. Ancora qualche sforzo e dopo circa un'ora si raggiunge l'abitato alpino di Resy, dove sorge il rifugio G.B.Ferraro ed il rifugio Guide di Frachey, (prima tappa del nostro percorso ad anello). Resy rappresenta storicamente un punto significativo di questa zona in quanto è uno dei più antichi abitati Walser meglio conservati; testimoni del passato migratorio dei popoli Walser, che dalla Svevia si spostarono fino al definitivo stanziamento nelle valli del monte Rosa. Ma questo rifugio è anche un conosciuto punto di ristoro, grazie all'ottima gestione da parte dei proprietari, quindi vivamente consigliato. L'itinerario prosegue dal rifugio prendendo a sinistra il sentiero che in circa 30 minuti , alternando sali e scendi divertenti, conduce al pian di Verra (2053m); eccellente punto di osservazione sui ghiacciai e le punte del Rosa che interessano la valle di Ayas. Dal pian di Verra , si chiude l'anello con la discesa verso Saint Jacques, tramite comodo sentiero che attraversa il bosco con pendii più dolci rispetto al versante di salita.

Rifugio Jumarre Val Pellice (To)

 

 

Sentiero del popolo alato:

Avvicinamento: Giunti con l’auto in val Pellice, si supera l’abitato di Luserna S. Giovanni, alla rotonda dopo il passaggio a livello si prende a destra seguendo l’indicazione per Angrogna. Subito si sale fino a raggiungere la piazzetta di S. Lorenzo – capoluogo del paese di Angrogna. Si prosegue in direzione della borgata Serre (830 m.) e si lascia l’auto nello slargo vicino alla Prima Bacheca che indica il Sentiero del Popolo Alato.

Itinerario: L’itinerario inizia sulla strada asfaltata in leggera discesa che raggiunge la borgata Coisson-Ricca. Dalla borgata inizia una pista forestale che tra boschi, prati e muretti a secco conduce fino alla borgata Cacet. Dal Cacet un altro tratto di pista forestale sale fino ad incrociare una strada sterrata larga (che arriva da Buonanotte) e giunge fino Alla borgata Rivoira (Arvura 1030 m.). Attraversando la borgata un sentiero sale e si inoltra nel bosco toccando alcune case in pietra ed arrivando in una radura dove si incontra una delle bacheche illustrative e si intravede “Il Grande Faggio”, un maestoso albero secolare. Alzando lo sguardo si dovrebbe vedere già la sagoma del Rifugio Jumarre (1450 m.), il sentiero sale senza puntare dritto al rifugio ed incrocia una pista forestale che si prende sulla destra e dopo un tornante arriva sulla strada asfaltata della Vaccera. In pochi minuti si raggiunge il rifugio e da qui il Sentiero del Popolo Alato continua sino alla vetta del Monte Servin (1756 m.) che si può raggiungere con altri 50 minuti di cammino. Si prosegue lungo la strada asfaltata e giunti al Colle della Vaccera (1480 m.) si gira dietro alla costruzione del vecchio Rifugio e si inizia il sentiero che sale verso la vetta (1756 m.) mantenendosi sul versante sud della montagna. Il sentiero è segnalato con segnavia bianco e rosso, alcuni cartelli e bacheche illustrative

 

Sentiero della resistenza:

Avvicinamento: Giunti con l’auto in val Pellice, si supera l’abitato di Luserna S. Giovanni, alla rotonda dopo il passaggio a livello si prende a destra seguendo l’indicazione per Angrogna. Subito si sale fino al bivio che indica Rifugio Jumarre e Colle della Vaccera e si parcheggia l’auto alla borgata Isoardi (1150 m.).

Itinerario Seguendo il largo sentiero principale che si muove prevalentemente nel bosco lungo la Sea (crinale) della Rognosa, si percorre un primo tratto in leggera salita fino alla Rocca Rognosa (1325 m.) ed un secondo tratto di salita più sostenuta fino al M. Castelletto (1512 m.). Arrivati sul M. Castelletto si incontra la vecchia pista di fondo che scende fino al Colle della Vaccera. Arrivati al Colle si può scendere al Rifugio Jumarre (1450 m.) seguendo la strada asfaltata in discesa. Oppure dal Colle si può prendere il sentiero in salita(segnavia bianco e rosso) verso la cima del monte Servin (1756 m.). Il sentiero è ben tracciato con cartelli e segnavia bianchi e rossi.

 

Rifugio Willy Jervis (Bobbio Pellice To)

Il rifugio è di prorietà del C.A.I. a piedi La passeggiata classica è proprio partendo da Villanova raggiungere a piedi il rifugio, vi sono tre percorsi possibili, potete proseguire ancora per circa un km in auto sulla pista e poi dal cartello del divieto, proseguire a piedi, gli altri due percorsi li trovate attraversando a piedi la frazione di villanova, ad un certo punto c'è il bivio sentiero dell'indritto o sentiero dell'inverso. lo storico sentiero nell'indritto oggi ha buona parte del suo tracciato in comune con la pista carrabile, quello nell'inverso è più selvaggio ma soprattutto nel primo tratto gli scenari che attraversate sono spettacolari, per cui è consigliato per godersi luoghi suggestivi e intatti. interessante sapere che ad un certo punto alla cascata del Pis i due sentieri si trovano molto vicini sui due lati del fiume in un punto facilmente attraversabile.

Una volta raggiunto il rifugio vi trovate di fronte la conca che rappresenta un invito ad una passeggiata riposante, magari serale. Col della Croce Un ora e mezza secondo i cartelli, perciò con molta calma potete godervi un sentiero che ha un sapore antico e porta rapidamente in Francia. Col dell'Urina Un sentiero suggestivo, la partenza si trova vicino al rifugio, l'inizio regala subito delle bellissime viste, se volete arrivare fino al colle preparatevi ad una salita abbastanza impegnativa, in ogni caso un vallone da scoprire. Vista panoramica dei colli dell'Urina e della Croce dal sentiero del Barant Rifugio Barant Una volta c'era una pista carrabile che era anche l'unica per raggiungere la conca adesso si segue la traccia a piedi, dal Barant si puo scendere al Barbara oppure se siete camminatori esperti raggiungere il vicino e suggestivo Col Purcel per ridiscendere nella conca seguendo tracce di un antico sentiero che diventa più concreto giù nei boschi di conifere. Rifugio Granero Verso i grandi scenari, la passeggiata richiede già un briciolo di allenamento infatti dovete attraversare per lungo tutta la conca e poi salire di circa 700mt. Vale lo sforzo di arrivare fin lassù, il Granero, il Passo Manzol, i laghetti alpini il passo selliere, siete nel giro del Monviso nella sua versione più estesa. 

Rifugio Bagnur (invernale ciaspole estiva)

Da Piasco si risale la Val Varaita fino a Casteldelfino, oltre il quale si prosegue verso destra per il Colle dell'Agnello. Si raggiunge la frazione Castello di Pontechianale, dove si parcheggia nel grosso piazzale sterrato a bordo strada, prima del centro abitato.

Il sentiero parte poco più in basso del parcheggio, sulla destra, segnalato da un pannello in legno, con le indicazioni per il Rifugio e con la segnalazione se aperto o chiuso. La mulattiera sale rapidamente in quota, tra i cembri; ai bivi si segue sempre per il Rifugio e il lago Bagnour e in breve si arriva nel dolce piano dove si trovano il piccol laghetto Bagnour e la struttura omonima.

Anello Castelletto M.to e Varianti (Al)

breve percorso a pochi chilometri da Alessandria che si sviluppa ad anello intorno al paese di Castelletto M.to. Tramite la variante 610a è possibile collegarlo al sentiero 612 effettuando un’escursione più lunga. Il percorso parte dalla piazza sottostante il Municipio di Castelletto M.to, risale nei pressi della Casa Comunale dove svolta a destra e aggira il parco del Castello per giungere in breve alla chiesa parrocchiale dedicata a San Siro e al belvedere che offre una visione delle colline del Monferrato. Oltrepassata la chiesa il cammino scende la scala che conduce alla strada sottostante e prende a destra (svoltando invece a sinistra prende la variante 610a che porta all’anello di Giardinetto – sentiero 612), arrivando in breve alla strada provinciale, che attraversa per prendere via Astori; il percorso si snoda tra le abitazioni e piega poi a sinistra prendendo la stradina inghiaiata che corre tra i campi sul fondovalle. Dopo circa 800 metri l’itinerario lascia la strada inghiaiata e prende il sentiero sulla destra che risale il versante costeggiando il bosco e arriva alla stradina sul crinale, dove prende a destra; il percorso segue la strada, prima sterrata e poi asfaltata che offre alcune vedute panoramiche sul territorio circostante e sul vicino paese di San Salvatore M.to e arriva in breve alla chiesetta di San Rocco. Il cammino svolta a sinistra in lieve discesa costeggiando la provinciale per alcune centinaia di metri fino a imboccare sulla destra Via Coste, che conduce al fondovalle; il percorso prosegue tra i campi in direzione Sud e, poco prima di un fabbricato, lascia la strada inghiaiata e prende lo sterrato che risale sulla destra. L’itinerario prosegue in salita nell’ambiente naturale, tra campi e boschetti, e arriva infine alla periferia del paese; al primo bivio prende a destra in via Marconi e poi subito a sinistra per ritornare alla piazza del Municipio e chiudere il percorso ad anello.

Laghi della lavagnina (Al)

Si segue la strada provinciale SP 170 verso Lerma; superato il ponte sul Torrente Piota si prosegue per circa 500 metri e poi si prende una stradina asfaltata sulla destra che si segue per 2,5 km; al successivo bivio si tiene ancora la destra proseguendo per altri 2,2 km. fino a trovare un nuovo bivio su strada inghiaiata dove bisogna tenere la sinistra (direzione Diga); dopo 1,5 km. si trova una piazzola di sosta dove parcheggiare l’auto. Splendido itinerario che parte in prossimità della casa del custode della diga (mt.337) e segue la stradina che costeggia il Lago Inferiore della Lavagnina, tra ambienti rocciosi ed altri boscati con presenza di rovere (Quercus petraea), sorbo montano (Sorbus aria), castagno (Castanea sativa), nocciolo (Corylus avellana), alternati a rimboschimenti di pino nero (Pinus nigra) e pino marittimo (Pinus pinaster). Si giunge in breve al Lago Superiore (mt. 350), quasi completamente interrato, dove il sentiero si restringe, attraversando radure erbose e, lasciata sulla sinistra la cascina Iselle, si arriva ad un’area attrezzata dove si può fare una sosta. Ripreso il cammino si incontrano freschi boschetti di ontano nero (Alnus glutinosa) e salice bianco (Salix alba) per poi attraversare un’area scoscesa interessata da un movimento franoso, che richiede un poco di attenzione; proseguendo si continua a risalire il Gorzente, ammirando lo spettacolare ambiente circostante, dove i colori caldi delle rocce si fondono con le tonalità smeraldine delle acque. Superata una secca svolta a destra del torrente si giunge alla confluenza del Rio Eremiti nel Gorzente; restando sulla destra idrografica del rio, si supera una ripida salita e si percorrono i resti di un’antica mulattiera che poco dopo attraversa il rio e si porta sulla sponda sinistra; risaliti di una ventina di metri di altezza sull’acqua, si continua a risalire finchè il sentiero comincia a discostarsi dal rio e, attraversato un tratto boscato, sbuca sulla strada provinciale SP 165; svoltando a sinistra si arriva dopo circa 500 metri al termine del sentiero, in località Valico degli Eremiti (mt. 559).

Difficoltà Escursionistico

Lunghezza 6,82 km

Tempo 2 Ore 30 Minuti

Lungo Po' da Bassignana (Al)

Passeggiata adatta anche a bici e passeggini.

Partenza dietro le scuole elementari di Bassignana. Il percorso si snoda tra l'ombra del bosco e percorre gli imbarcaderi del fiume Po'. 

A metà percorso comoda area picnic oppure  è possibile sostate sulla spiaggia di pietre che costeggia il fiume. Breve passeggiata 45 min andare e 45 tornare. 

RIFUGIO ORSI CALDIROLA (Al)

PARTENZA ITINERARIO DAL PARCHEGGIO DELLA COLONIA DI CALDIROLA.

La costruzione si trova a 1.397 s.l.m., sul versante nord del monte Ebro, in un'ampia radura circondata da splendidi boschi di faggio, raggiungibile a piedi dalla colonia provinciale di Caldirola in circa 1h oppure in 30 minuti dalle stalle di Salogni (sentiero CAI 113). Dal rifugio parte un itinerario breve che permette di raggiungere il crinale tra le valli Curone e Borbera da cui si godono splendide vedute panoramiche (sentiero CAI 114) e sono raggiungibili tutte le vette della zona: Ebro. Chiappo, Giarolo, Cavalmurone, Panà.

 

SENTIERO DELLA PACE

da Capanne di Marcarolo

Dall'autostrada Gravellona - Genova si esce al casello di Masone e si seguono le indicazioni per Campo Ligure. Arrivati al paese si svolta a sx per Capanne di Marcarolo (sp 165) fino ad arrivare a Cascina Benedicta. Appena dietro ai ruderi si passa vicino alla neviera, rivestita in pietra e scavata nel terreno per una profondità di 5 m. e riempita con strati di neve pressata alternati a spesse colti di foglie secche, che avevano la funzione di isolante termico. La neve si trasformava in ghiaccio e si conservava per il periodo primaverile/estivo. Prima della diffusione dell’energia elettrica il ghiaccio era un prodotto molto prezioso per la conservazione degli alimenti. Appena dopo troviamo il primo cartello esplicativo. L’itinerario si inoltra nel bosco salendo rapidamente di quota fino a raggiungere la Cascina Pizzo, che ospita il Centro di Documentazione del Parco della Pace. Dopo averla costeggiata per un tratto il sentiero si immette sulla statale in prossimità della Cascina I Foi e prosegue sulla sinistra imboccando una pista forestale in discesa. Si arriva in ca 20 m. al Mulino Nuovo, oggi adibito a Capanna Sociale gestito del CAI. L’itinerario curva decisamente a sinistra, abbandona lo sterrato e si inoltra nel bosco lungo un sentiero ombreggiato e fresco. In breve si raggiunge il Mulino Vecchio, costruito nel 1500 e in attività fino al 1958. Oggi il Mulino vecchio ospita l’Ostello del Parco della Pace. Il sentiero prosegue ampio e percorre un altro bel tratto di bosco. Si attraversa il guado del Rio Benedicta, che può presentare qualche problema solo in caso di piogge intense. Si arriva in un pianoro dove si può ammirare il panorama sul Monte Tobbio e delle Figne, le cime più alte che il Parco può vantare. Dall’ultima area di sosta si raggiunge in pochi minuti la strada Provinciale, ritornando al punto di partenza.

 

Lago Bruno da Ponte Nespolo (Al)

Si attraversa il territorio del Parco “Capanne di Marcarolo” seguendo la strada provinciale SP 165 fino al km 13,400 dove si passa il guado sul Gorzente; dopo circa 200 metri si incontra un tornante nei pressi del quale si parcheggia l’auto in una delle piazzole a fianco della provinciale. Il sentiero parte dal tornante, a quota 507 mt., e costeggia il torrente Gorzente, inoltrandosi in un’area boscata che vede la presenza di acero di monte (Acer pseudoplatanus), sorbo montano (Sorbus aria), castagno (Castanea sativa), nocciolo (Corylus avellana) e ciliegio (Prunus avium). Si attraversano alcune radure che lasciano intravedere scorci del torrente che forma diverse pozze d’acqua trasparente, le quali in estate richiamano un gran numero di turisti in cerca di refrigerio. Dopo aver oltrepassato altri boschetti si giunge in una zona più aperta con sporadici esemplari di pini e querce accompagnati da cespugli di ginepro (Juniperus communis); il sentiero fiancheggia affioramenti rocciosi alternati a piccole spiaggette sul Gorzente che offrono un ambiente incantevole. Proseguendo su percorso evidente, si lascia sulla sinistra il sentiero per il Monte Tobbio e continuando in lieve salita si giunge infine alla diga, dalla sommità della quale si può ammirare il Lago Bruno (mt. 660), meta del nostro itinerario.

Difficoltà Escursionistico

Lunghezza 4,97 km

Tempo 1 Ora 15 Minuti

MONTE GIFARCO

da Fontanigorda

Arrivati a Fontanigorda rinfocillatevi nelle 5 fontane del paese e magari fate una pausa nel negozio di alimentari del paese ler assaggiare la tipica torta del luogo.Dietro la Chiesa parte la strada per raggiungere il Bosco delle Fate(attrezzato di giochi e bar) superata l'area attrezzata parte  nostro ITINERARIO segnavia cerchio giallo.

La strada si mantiene ampia e dolce per un lungo tratto, inoltrandosi nella faggeta. A tratti avrete davvero l’impressione di trovarvi in un bosco incantato, specie nella prima parte, dove si trovano alberi molto antichi, spesso deformati, dai quali ci si può aspettare, da un momento all’altro, la fuoriuscita di qualche hobbit o di qualche strano folletto della foresta. A circa metà del percorso, dopo circa 40 minuti, incontrerete un bel prato piano, con un tavolo da picnic e una bella fontana di acqua sorgente.Il percorso prosegue poi con una salita più ripida, attraverso una magnifica abetaia, molto pulita e ariosa, fino a portarvi in cima al crinale. Fate molta attenzione a non perdere il segnavia del cerchietto giallo perché ci sono numerose biforcazioni.Giunti sul crinale avrete già modo di vedere la vetta del Gifarco che si staglia alla vostra sinistra. Percorrendo, in quella direzione, ancora un centinaio di metri, troverete sulla vostra sinistra un bivio che, con una rapida ascesa, vi porterà in vetta (segnavia “tre puntini gialli”). Alla base della cima c’è una stretta fenditura nella roccia che conduce in vetta, che va affrontata con molta attenzione.